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🚪La mia coinquilina tiene una stanza chiusa a chiave. Ieri sera ha lasciato la chiave nella toppa.

Non so se sto esagerando o se mi sto sottovalutando. So solo che da 36 ore non ho chiuso occhio. Vi racconto tutto, perché qualcuno mi dica cosa fare, perché internet ha sempre la risposta che la mia testa non vuole formulare.

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L'annuncio sembrava perfetto

Otto mesi fa cercavo una stanza a Milano, budget zero, ansia mille. Trovo l'annuncio di Marta su un gruppo Facebook: bilocale a Lambrate, 480 al mese tutto incluso, coinquilina tranquilla, lavora da casa. Nelle foto un parquet pulito, una pianta, una candela. Niente filtri strani. Ci sentiamo su WhatsApp, lei è gentile ma diretta, mi chiede se fumo, se ricevo gente, se sono ordinata. Le rispondo bene a tutto perché è vero. Mi dice solo una cosa, una sola regola, prima ancora di darmi le chiavi: la stanza in fondo al corridoio è sua personale, non è la camera da letto, è un'altra cosa, non devo entrarci mai. Nemmeno per pulire. Nemmeno per cercare uno scopino. Mai. Le dico ok. Firmiamo. Mi trasferisco il sabato dopo.

Le piccole stranezze che ho ignorato

Le prime settimane Marta è quasi invisibile. Esce prestissimo, torna tardissimo, fa la doccia alle due di notte. Quando la incrocio è sempre molto gentile, mi offre il caffè, mi chiede del lavoro. Però. C'è sempre un però. Nel cestino del bagno trovo guanti di lattice usati. Nel lavandino della cucina, una sera, una macchia rossiccia che lei lava con la candeggina pura senza dire niente quando entro. Una notte la sento parlare a bassa voce dietro quella porta, una voce sola, la sua, come se stesse leggendo o calmando qualcuno. Quando le chiedo la mattina dopo se ha avuto ospiti, sorride e dice no, parlavo al telefono. Ma il telefono era in salotto, in carica, lo avevo visto io.

Ieri sera ha lasciato la chiave

Ieri Marta è uscita di corsa alle sette. Aveva un evento di lavoro, mi ha detto, torno domani mattina presto. Mi ha lasciato venti euro per le bollette e un bacio sulla guancia, cosa che non aveva mai fatto. Sono entrata in cucina per scaldarmi la cena ed è lì che l'ho vista: la chiave d'ottone, quella della porta in fondo, appoggiata sul tavolo accanto al sale. Mai successo. In otto mesi, mai. Le ho scritto subito: hai dimenticato la chiave sul tavolo, vuoi che la metta da qualche parte? Spunte blu. Nessuna risposta. Per un'ora. Per due. Per tre. Alle undici e mezza ho preso la chiave in mano. Pesava più di quanto sembrasse.

La porta si è aperta senza un suono

Pensavo che la serratura sarebbe stata complicata, un meccanismo di sicurezza, qualcosa. Invece la chiave è entrata liscia, ha fatto un quarto di giro, click. La porta si è aperta come se aspettasse me. Dentro era buio, ma non vuoto. C'era un odore. Non cattivo, non come uno pensa. Era un odore dolce, pesante, una cosa tra l'incenso e qualcosa di organico, come quando entri in una serra molto calda. Ho cercato l'interruttore con la mano destra. L'ho trovato. Ho acceso. E per tre secondi interi non sono riuscita a registrare quello che stavo guardando, perché il mio cervello non aveva una categoria pronta per quella scena.

Quello che c'era dentro

Le pareti erano tappezzate di foto. Centinaia. Tutte di una bambina, dai cinque ai dieci anni, sempre la stessa, in vestiti diversi, in stanze diverse, con sfondi diversi. Su ogni foto, scritto a pennarello sotto, un nome diverso: Sofia, Chiara, Beatrice, Anna, Sofia di nuovo. Su una scrivania, un quaderno aperto, una calligrafia ordinatissima, date che andavano dal 2003 a tre giorni fa. Nell'angolo un letto piccolo, perfettamente fatto, lenzuola rosa, un orsetto, le ciabatte. Ho fatto un passo indietro e ho urtato qualcosa con il tallone. Mi sono girata. Era un trolley. Aperto. Vuoto. Con dentro solo un sacco a pelo arrotolato e una scatola di cracker non ancora scaduti.

Il messaggio sul comodino

Sul comodino, sotto la luce gialla della lampada che non avevo acceso io, c'era un foglio piegato in due con scritto sopra il mio nome. Il mio nome intero, anche il secondo, quello che non ho mai detto a Marta perché lo trovo brutto e non lo uso da quando avevo dodici anni. L'ho aperto. C'erano tre righe, scritte con la stessa calligrafia del quaderno: lo sapevo che saresti entrata stasera. Non chiudere la porta quando esci. Lascia tutto come l'hai trovato. Sono uscita dalla stanza camminando all'indietro. Ho richiuso a chiave. Ho rimesso la chiave esattamente dove l'avevo presa, allineata al sale. Mi sono seduta sul divano e sono rimasta lì fino alle sei di mattina senza muovermi.

Stamattina

Marta è tornata alle 7:42. L'ho sentita girare la chiave nella porta d'ingresso, posare le scarpe, andare in cucina. Ha preso la chiave d'ottone. È passata davanti al divano dove ero seduta da nove ore, mi ha guardata, mi ha sorriso. Buongiorno, mi ha detto, hai dormito bene? Le ho detto di sì. Ha annuito, è andata in fondo al corridoio, è entrata nella stanza, ha richiuso. Ho sentito una voce di bambina dire mamma, in italiano perfetto, e poi un silenzio così pieno che ho capito che la voce non veniva da lì. Veniva dal mio telefono. Era un messaggio vocale arrivato in quel momento, da un numero che non ho in rubrica. Durata: 4 secondi. Non l'ho ancora ascoltato per intero.

Cosa faccio adesso

Sono ancora qui, sto scrivendo dal bagno con la porta chiusa a chiave. Marta è in cucina che mi prepara la colazione, sento il rumore della moka. Non so se chiamare i miei genitori, non so se chiamare la polizia e raccontare cosa, non so se uscire da quella porta con la borsa e basta e non tornare mai più, lasciando otto mesi di vestiti, libri, ricordi. Non so nemmeno se sto interpretando male, se c'è una spiegazione razionale, se Marta fa la fotografa di bambini e tiene un archivio, se è una performance artistica, se è una collezionista, se sono io a essere il problema. Ma le spunte blu di ieri sera non sono mai diventate una risposta. E quel foglio sapeva che sarei entrata.

Idee di sondaggio pronte da lanciare

  • 1
    Tu cosa faresti adesso, stamattina, mentre lei ti prepara il caffè?
    Esci dalla porta senza dire nienteChiami subito la poliziaFingi normalità e fai le valigie di nascostoChiedi spiegazioni a brutto muso
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  • 2
    Il foglio col tuo nome intero, secondo te:
    Marta ti sorveglia da mesiQualcun altro lo ha scrittoÈ uno scherzo malatoC'è una spiegazione normale
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  • 3
    Le foto della bambina con nomi diversi sono:
    Una sola bambina sparitaBambine diverse, è peggioUna sua nipote, calmiamociUna performance artistica
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  • 4
    Il messaggio vocale di 4 secondi dovrebbe:
    Ascoltarlo subitoCancellarlo senza ascoltareInoltrarlo a qualcuno primaSpegnere il telefono e basta
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  • 5
    Marta secondo te sa che sei entrata?
    Sì, lo sapeva da prima di uscireNo, ti stai facendo filmLo sospetta ma non è sicuraLo sa e ti sta testando
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Domande frequenti

D.È una storia vera o inventata?+

È successo davvero, sto scrivendo in tempo reale dal bagno. Ho cambiato il nome della coinquilina e il quartiere preciso perché ho paura che legga, ma tutto il resto è esattamente come è andato dall'annuncio Facebook fino al caffè che sta bollendo in cucina adesso.

D.Cosa diceva il messaggio vocale di 4 secondi?+

L'ho ascoltato un'ora fa, da sola in metro. Era una voce di bambina che diceva il mio nome e poi una parola in una lingua che non riconosco. Ho cercato il numero, è intestato a un'agenzia immobiliare che ha chiuso nel 2017. Non rispondo se richiama.

D.Sei ancora in quell'appartamento adesso?+

No. Ho aspettato che Marta andasse a fare la spesa, ho preso lo zaino con il laptop, i documenti e tre magliette, e me ne sono andata. Tutto il resto è ancora lì. Sto da una collega, le ho detto solo che ho litigato con la coinquilina. Non riesco a dire altro ad alta voce.

D.Hai chiamato la polizia?+

Sì, stamattina, dopo tre ore di crisi. Hanno preso la denuncia, dicono che senza un reato evidente non possono entrare nell'appartamento, ma manderanno una pattuglia a fare controlli. Mi hanno chiesto se conosco la bambina nelle foto. Non la conosco. Loro non hanno detto niente di rassicurante quando l'ho descritta.

D.Marta ti ha cercato dopo che sei sparita?+

Un messaggio, alle 14:07. Tre parole, nessuna domanda: spero tu stia bene. Non un punto interrogativo, non un dove sei, non un perché te ne sei andata senza dire niente. Solo quello. L'ho letta e ho spento il telefono per due ore.

D.Aggiornerai se succede qualcosa?+

Sì. Sto scrivendo tutto su un documento separato con date e orari nel caso servisse. Se succede qualcosa di nuovo, se la polizia trova qualcosa, se ricevo altri messaggi da quel numero, lo aggiungo qui. Se smetto di rispondere per più di una settimana, qualcuno per favore controlli.

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